19 .- Chi è portato dalla professione, o dal ruolo  che ricopre, a guidare gli uomini appartenenti ad  un certo gruppo  sociale può trovarsi a dover trattare con due tipi  di Yes Man: il routinario e lo specialista. A meno che scelga di circondarsi solo di collaboratori che si distinguano per il merito e la professionalità; nel qual caso fonda la propria leadership sull’ascolto , sollecitando la critica costruttiva e motivata. Allora , ferma restando la piena responsabilità della sua decisione finale, egli gode di una autorevolezza vera basata su  decisioni maturate attraverso l’iter di situazioni di gruppo, che alimentano la partecipazione, ferma restando la distinzione dei ruoli e le rispettive attribuzioni. Difficilmente chi esercita questo tipo di autorevolezza si trova a dover sperimentare la solitudine del capo, sentendosi  isolato nel contesto in cui opera quando incontra delle difficoltà. Il che non avviene quando il capo predilige gli Yes Man. Quali sono le caratteristiche comportamentali che distinguono i due tipi di Yes Man ? lo Yes Manl routinario dice subito e sempre di  sì; a volte, nei momenti di rara “audacia”, si spinge fino a lodare le decisioni alle quali il capo gliha chiesto di adeguarsi, e nel caso dei più “arditi” si giunge fino al plauso plateale. Lo specialista fa del sì un’arte nel senso che quando riceve un indirizzo cerca apertamente di interpretarlo e durante l’interpretazione di sottolinearne gli aspetti positivi così da compiacere il capo; ma i più raffinati arrivano anche a volte ad avanzare quelle che impropriamente definiscono “critiche costruttive”; nel formularle infiocchettano il discorso di frasi del tipo “non vorrei essere irriguardoso, ciò che mi spinge è unicamente l’intenzione di rendere ancor più evidente l’estrema valenza positiva di ciò cui sono stato chiamato ad aderire, ed è proprio perché l’adesione possa produrre il massimo del risultato positivo che mi permetto, senza presunzione naturalmente, di mettere in luce un aspetto che mi sembrerebbe utile approfondire ulteriormente proprio per rendere più efficace la brillante idea avuta dal capo…” Nel proferire questo passaggio lo specialista si ferma a scrutare  la mimica facciale del suo interlocutore; se questi ha colto compiaciuto la definizione positiva della sua direttiva allora lo specialista rimane in attesa del sorriso compiaciuto del suo interlocutore: e se questi lo invita ad approfondire il suo “consiglio” lo fa nel modo più dimesso possibile; così da esaltare ulteriormente il sapere del capo, onde confermarlo nella convinzione della propria  infallibilità. Ma si guarda bene dallo spingersi oltre, anzi nella misura in cui vede la sua proposta critico costruttiva oggetto di attenzione cerca di sminuirne il più possibile la portata in modo da lasciare il più ampio spazio all’apoteosi del suo interlocutore.Lo specialista esercita così in modo “intelligente” l’arte della piaggeria e questo atteggiamento,a volte, è tanto più marcato quanto più lo specialista Yes Man considera una fesseria il comando ricevuto e il suo contenuto. Ma tant’è…… l’importante è che il capo lo consideri un intelligente uomo di buon comando che vale la pena di ascoltare perché si mostra “collaborativo” e sembra indirettamente riconoscere che fra il capo e Dio non c’è poi tanta differenza. Lo Yes Man routinario  è semplicemente un uomo da comandare nel gregge; egli rappresenta senz’altro una pecora di buona lana mentre lo specialista rivela qualche aspetto del “montone” potenzialmente capace di contribuire all’incremento numerico del gregge, quando necessario.;  applicando il discorso alla politica dobbiamo rilevare che c’è un tratto che accomuna i due diversi tipi di Yes Man : entrambi vivono di luce riflessa, cioè quella che emana dalla “fonte” (il capo) che li ha scelti e li apprezza come puntuali cantori della sua “gloria”, e soprattutto perché tali li ha collocati  nei ruoli chiave di una struttura ideale, nutrita di passività, dalla quale si illude di poter trarre risultati concreti. Chi vive di luce riflessa è il primo a preoccuparsi in caso di temporanea involontaria obsolescenza della fonte luminosa da cui prende luce, e quindi si preoccupa subito di ricercare un’altra fonte del riflesso della quale giovarsi in futuro, se dovesse venir meno la presenza del “capo-attuale fonte di luce”: lo Yes Man è così pronto, in caso di necessità,  a replicare l’esperienza passata la cui efficienza risiedeva, e per sua natura continuerà a risiedere, nella  “disponibilità plaudente”. Quando il gruppo entra in crisi perché ha più o meno clamorosamente fallito gli obiettivi che si prefiggeva di raggiungere si impone la necessità di un rinnovamento radicale a cominciare dal gruppo degli Yes Man che di fronte ai “risultati” ottenuti denunciano chiaramente “I limiti” della loro capacità operativa; per onestà intellettuale va detto però che in tale frangente si impone anche l’autocritica da parte di chi a suo tempo ha operato scelte ispirate a criteri di selezione che il tempo si è incaricato di dimostrare non infallibili.

20 - Quando si vuol realizzare, in termini sostanziali, un cambiamento della struttura di una compagine politica non servono gli specialisti in applausi e in piaggeria, bastano e sono più che sufficienti professionisti silenziosi e coerenti che abbiano il coraggio della vera critica ispirata al miglior conseguimento dei risultati, non già alla ricerca della ribalta del protagonismo  temporaneo di origine “clientelare”. È l’arte del servire con dignità e coerenza che caratterizza una classe politica consapevole e progettuale, cui è bene che si accompagni una classe intellettuale critica verso il potere: è così che si concretizza la ricchezza di una leadership che sa anche attingere alla  diversità delle posizioni. È il contrario della dittatura mascherata basata su un leader che si crede Dio, dimenticando che il posto è già occupato da tempo e che chi lo occupa non pare intenzionato a lasciarlo. Il rinnovamento, se vuol essere realmente tale, deve basarsi non soltanto sull’eliminazione degli Yes Man ma anche e soprattutto sulla valorizzazione di quanti all’interno della compagine politica hanno sempre lavorato con serietà,competenza e professionalità; e proprio perché tali sono stati spesso emarginati o compressi dagli Yes Man installati in ruoli dirigenziali, i quali si sentivano disturbati dalla loro capacità di pensare che se valorizzata li avrebbe coinvolti nella fatica di pensare, acerrima nemica di chi vive di luce riflessa adagiato sul soffice cuscino del sì permanente, adottato come “stile” collaborativo. Quindi un serio rinnovamento parte dalla individuazione e dalla valorizzazione di quanto c’è di positivo nel gruppo che si vuole rinnovare. Errore esiziale sarebbe quello di identificare il rinnovamento con la semplice immissione di “uomini nuovi” attribuendo loro, solo perché tali, virtù taumaturgiche, dimenticando che, se esistenti, per essere operativa la “personificazione” di tali virtù deve comunque prima passare attraverso l’umile fatica della conoscenza della realtà sulla quale le virtù dovrebbero  incidere. Senza altresì dimenticare che la qualità  del risultato dipende anzitutto dall’accettazione da parte di quanti già operano positivamente nel gruppo e come tali possono costituire un ambiente ricettivo per l’applicazione della taumaturgia: non si tratta quindi di mettere in circolazione nuovi dei illuminati da divini riflessi bensì soggetti animati dalla umile consapevolezza del dover anzitutto conoscere e del saper generare empatia per meglio servire, in un contesto caratterizzato da una partecipazione collaborativa saldamente motivata. Ma soprattutto occorre tener presente che l’organizzazione non è fine a se stessa bensì applicazione di una cultura di partito che nasce nel giardino delle idee coltivato dalla partecipazione attiva di tutte le componenti, principalmente di quelle costituenti la base, che porta con sé la linfa vitale della esperienza periferica, là dove nascono i problemi la cui soluzione qualifica l’efficienza della struttura e l’effettivo  valore della cultura che la ispira : se il cambio degli uomini porta semplicemente alla proliferazione di analisi accademiche non fa che aumentare la divaricazione fra politica e realtà, fra chi vive i problemi sul territorio e chi li descrive con aulici linguaggi impregnati di tecnicismo di ispirazione americaneggiante. Nel qual caso si sarebbero semplicemente sostituiti agli uomini del si perenne quelli del perenne parlar parole, veicolo di un rinnovamento solo dichiarato. Forse saremmo di fronte a un nuovo gioco di luci riflesse, con tutte le conseguenze del caso.

21 - AVVISO AI  LETTORI

Qualcuno ci ha chiesto perchè, contrariamente a quelli  delle altre rubriche, i testi contenuti in questa rubrica si susseguono in senso ascendente.Presto detto: come auspicio di una politica che si decida a “volare alto”.