1. - La serie di guerre, di dittature, di genocidi che hanno caratterizzato il secolo 20° gli hanno, secondo alcuni, giustamente meritato la definizione di secolo del male. Basti pensare all'impressionante bilancio di vittime, al grado di distruttività e di sadismo senza precedenti di cui gli uomini del XX secolo si sono resi protagonisti, nel contesto di eventi bellici che le belve avrebbero combattuto certamente con maggiore "pietà". Se è vero che anche il 21° secolo, presenta evidenti le stigmate della povertà, delle malattie, della violenza e dell'ingiustizia possiamo dire di assistere da tempo al trionfo del “male”, fisico e morale, accanto a quello della scienza e della tecnologia, che vanno sempre più dimostrando la loro “impotenza” di fronte alla necessità di riscatto della condizione umana. Con buona pace degli scientisti, quei “filosofi” secondo i quali tutto può essere conosciuto e spiegato esclusivamente attraverso la scienza, che si propone di realizzare un continuo e inalienabile progresso dell’uomo: aprendo così la porta sul sentiero della disumanizzazione della scienza, nel nome di una male intesa “razionalità”. Tale "razionalità"sembra aver spazzato via il concetto di morale, di colpa, di giustizia divina, di responsabilità sociale, irridendo alla dimensione spirituale dell'uomo, considerata come una ridicola gabbia della sua libertà. Di fronte al problema del male, che pure incombe, l'uomo "razionale" preferisce non ragionare, vivendo alla giornata, ricorrendo al placebo esistenziale della droga, dell'amore mordi e fuggi,dei nuovi tipi di "affettività", delle terapie psicologiche o psicoanalitiche; il tutto condito con ricorrenti "riflessioni" collettive,consumate sul palcoscenico dei media, dove gli “specialisti” generosamente propinano ricette per risanare il mondo e la società. La Chiesa non ha mancato finora di dare il suo contributo, rendendosi protagonista di episodi non sempre edificanti; ma soprattutto preferendo, a volte, il soffice mascheramento alla violenza benefica della verità. Persino il demonio sembra "teologicamente" in crisi di identità. Nel frattempo si consuma quotidianamente la crisi che caratterizza la realtà della vita, una crisi che si accompagna inesorabilmente al trascorrere del tempo e porta l’uomo, al di là delle sue condizioni sociali ed economiche, a fare i conti con l’evidenziarsi progressivo dei propri limiti, con l’aridità spirituale che spesso accompagna l’età di mezzo, con il confronto con la morte che si va via via sempre più nettamente stagliando all’orizzonte col volgere del tempo. La ricerca di senso si fa così sempre più pressante, e le domande esistenziali bussano alla porta di una mente che vorrebbe rimuoverle come pensieri molesti. Ma a rimetterli sul tappeto, riproponendoli con inusitata insistenza, concorrano oggi le continue proposte in chiave mediatica e pseudoculturale dei cosiddetti fenomeni “paranormali”, che evocando un mondo “altro” tendono a rimettere in discussione la cultura “tradizionale”, la supponenza della scienza, la lettura e la pratica del sacro, il pensare ed agire nei limiti della “normalità”: in ultima analisi lo stesso concetto di uomo così come lo conosciamo, o forse come crediamo di conoscerlo, visto che siamo soliti giudicarne il comportamento senza aver risolto il mistero della dinamica che lo genera attraverso la dialettica spirito- materia. In tale contesto non sono pochi coloro che leggono i cosiddetti fenomeni “paranormali”, di cui sarebbero protagonisti alcuni soggetti, come fatti influenzati da forze occulte negative, e non pochi parlano, senza mezzi termini, di influenze demoniache:una ipotesi rispettabile, comunque da esplorare con grande cautela e spirito critico. Chiunque voglia obiettivamente interessarsi a tale fenomenologia non può tuttavia esimersi dal prendere in considerazione "anche e non solo" tale eventualità, per le implicazioni psicologiche e religiose che essa  richiama; e non ultimo, per i riflessi giuridici che tali implicazioni potrebbero avere, se suffragate da fatti la cui dinamica venisse "spiegata" invocando l'intervento di  forze occulte; tendendo così implicitamente ad insinuare la possibile riduzione della capacità di intendere e di volere  del soggetto che ne sarebbe  influenzato, con conseguente  riduzione della sua responsabilità: la cui valutazione, ovviamente, non potrebbe in ogni caso prescindere dal contesto giuridico in cui fosse chiamata ad esprimersi.  Resta il fatto che l'uomo "razionale" mai come oggi è stato tanto irrazionale: il dilagare del cosiddetto “paranormale” ne è la testimonianza evidente; mettendo in luce il tentativo di rifugiarsi nel mondo dell'occulto per trovare risposte ai problemi esistenziali di sempre, che nessun aggeggio super tecnologico di moda riuscirà mai a cancellare, né tantomeno a soddisfare. Sono milioni in tutto il mondo "civilizzato" gli uomini moderni che partecipano a questa corsa verso gli orizzonti dell'irrazionale, a tutto vantaggio di un crescente numero di "esperti" pronti a prestare il loro "aiuto" decifrando i segreti di mondi "paralleli"e misteriosi, naturalmente a fronte di lauti compensi, spesso esentasse. Né potrebbe essere altrimenti visto che la tendenza è quella di considerare il male del mondo (in cui si verifica una marcata propensione a parlare del male che fanno gli “altri” e della "loro" responsabilità) come frutto delle circostanze, del destino, di forze avverse che incombono sull'umanità, delle ineluttabili e imprevedibili conseguenze del progresso e degli stress emotivi che lo accompagnano, sottraendo all'uomo persino il tempo di pensare, della lotta per la vita che impone di essere al tempo stesso "omologati e graffianti" per emergere e sopravvivere....... insomma una specie di prigione dorata costruita dal progresso. Chi può ricorre alle pratiche orientaleggianti, alla meditazione trascendentale, bussa alla porta delle sette che promettono la felicità; frequenta i circoli delle elites culturali dove fra un drink e l'altro si “ filosofeggia” sui  mali del mondo, per finire a considerare, con molta maggiore attenzione, le ultime proposte delle più note case di moda, o le stranezze delle coppie di attori sulla cresta dell'onda. Il tutto, qualche volta, nobilitato dalla presenza di un uomo di Chiesa, che destreggiandosi abilmente nella disamina degli avvenimenti scabrosi che toccano qualche "collega" fa prudentemente notare la differenza ,che non bisogna mai dimenticare, fra messaggio e messaggero.